Cerimonia in onore di Ernesto Campanelli
Mercoledì 7 Novembre, alle 17, al Teatro Antonio Garau, sarà presentato il libro di Alberto Cauli “Ernesto Campanelli – Vita e imprese di un trasvolatore” edito da Carlo Delfino. L’opera sarà presentata da Giorgio Pellegrini. Interverranno il Presidente della Provincia Pasquale Onida, il Sindaco di Oristano Angela Nonnis, l’Assessore comunale alla Cultura Tonino Falconi, l’autore Alberto Cauli e l’editore Carlo Delfino. Alle 19,30, al Monastero del Carmine, sarà inaugurata la mostra fotografica “55 mila chilometri di gloria” organizzata dalla Provincia e dal Comune di Oristano, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari e l’editore Carlo Delfino. La mostra rimarrà aperta dal 7 al 16 Novembre, dalle 9 alle 12,30 e dalle 16 alle 19.
Giovedì 8 Novembre, alle 10,30, a Fenosu, si terrà la cerimonia di intitolazione dell’aeroporto a Ernesto Campanelli, al quale è dedicata anche una targa commemorativa. Durante la manifestazione sarà attivo un ufficio postale per l’annullo speciale. Alle cerimonie in onore di Ernesto Campanelli saranno presenti i figli Augusto, Bernardo e Andrea che vivono a Napoli, e i parenti residenti a Oristano. 06 / 11 / 2007
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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