Caso Tuvixeddu: "Soru vittima di un'imboscata"
Come se non fosse stato già abbastanza chiaro in passato, sono arrivate ora le intercettazioni pubblicate sui giornali, la sentenza del Consiglio di Stato e gli atti depositati dal Procuratore della Repubblica di Cagliari Daniele Caria a svelare dietro il caso Tuvixeddu l'imponente trama di malaffare tessuta da imprenditori, politici, funzionari di Stato con pochi scrupoli mirata a mettere le mani sulla città. Una trama che non tollerava ostacoli. Non tollerava, ad esempio, che l'allora Governatore della Regione Sardegna Renato Soru si potesse mettere di traverso a un affare colossale che avrebbe riversato una colata di 150.000 metri cubi di cemento su una necropoli punica di enorme pregio archeologico. Da qui la guerra a Soru e alla sua ferma politica di tutela del paesaggio. Da qui le imboscate, da qui le lotte che mai sono state riservate a un Presidente della Regione, da qui il brindisi spudorato dell'imprenditore Gualtiero Cualbu, il costruttore che avrebbe tenuto a battesimo Tuvixeddu, fianco a fianco al neopresidente Ugo Cappellacci il giorno della sua vittoria, come se non fosse stato chiaro da che parte stavano i poteri forti.
La sentenza del Consiglio di Stato, riformando il pronunciamento del Tar Sardegna, dà di fatto ragione alla Giunta Soru nella sua strenua opposizione al cemento su Tuvixeddu, e lo stesso dicono gli atti del pm Caria, che prosciolgono l'ex Governatore e i componenti del suo esecutivo citati in giudizio nientemeno che da Cualbu. Ma sono le intercettazioni a rivelare di più di quanto non si possa leggere tra le righe – già abbastanza eloquenti – degli atti giudiziari. Se questi ultimi raccontano la disinvoltura con cui la legge è stata aggirata o piegata per portare a compimento un affare milionario, sono i dialoghi degli attori, noti ed occulti, di questa vicenda a rivelare i nomi e i cognomi di chi ha teso lo sgambetto a Soru, di chi ha mosso i fili di questo teatrino e di chi, probabilmente, continua a muoverli.
I dialoghi fra l'imprenditore Gualtiero Cualbu e il consigliere regionale Paolo Maninchedda testimoniano gli appoggi politici che il costruttore di Fonni aveva saputo guadagnarsi. Mentre è nota la violenza con cui Maninchedda si è scagliato a più riprese contro Soru, dopo essere stato inizialmente eletto con Progetto Sardegna. C'è poi il versante istituzionale: quegli intrecci fra Comune di Cagliari, Tar, Sovrintendenza ai beni archeologici, avvitati su nomi, personaggi, interessi e conflitti di interessi risolti con pochi scrupoli e una sufficiente dose di sfrontatezza. Tutti al servizio di sua maestà il mattone.
Finalmente le recenti vicende hanno scoperchiato un verminaio prevedibile. Sono ormai chiari gli ingredienti e il movente dell'antisorismo: chi i nemici di Soru, quale la fitta ragnatela di poteri occulti, (almeno fino a ieri), di palazzinari, funzionari, affaristi pronti a scavalcare le leggi e a soffocare la storia in una colata di cemento. Lo dice il Consiglio di Stato e lo dicono i dialoghi pubblicati dalla stampa in questi giorni. L'antisorismo, rovesciato giorno dopo giorno con instancabile fervore sul lavoro della precedente Giunta regionale, aveva nei suoi cromosomi l'opposizione a una politica che aveva scelto come sua linea fondante l'intransigenza, la mancanza del compromesso, il rispetto dell'ambiente, della storia e dell'interesse collettivo, e che non si è voluta piegare a un manipolo di affaristi.
(articolo di Caterina Pes)
10 / 02 / 2010
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