Casa famiglia per pazienti di psichiatria a Cabras
Ci sono molte persone che non necessitano del ricovero ospedaliero, ma devono comunque essere allontanate dalla famiglia, anche se solo temporaneamente. E proprio pensando a loro, ai pazienti con problematiche di natura psichiatrica, che la Asl 5 di Oristano ha pensato di costruire una nuova casa famiglia, che potrà ospitare fino a 12 persone, più il personale sanitario e di assistenza. Non un semplice dormitorio: ci sarà una palestra, una sala lettura, una biblioteca con computer, un laboratorio per le attività manuali, un soggiorno con sala da pranzo e angolo bar, una cucina e, naturalmente, l'infermeria. Sorgerà in corso Italia, a Cabras, grazie all'amministrazione comunale che ha concesso l'area, nella lottizzazione "Feurreddu 2", per la cifra simbolica di 516 euro. Quasi 5mila metri quadri, dove sarà edificato lo stabile, su un unico piano fuori terra e uno seminterrato, con un ampio cortile interno centrale, verso il quale si affacceranno le camere da letto. Il fabbricato sarà diviso in due diverse zone notte, per poter ospitare separatamente donne e uomini. In ogni zona notte ci sarà un bagno, uno spogliatoio e una camera per il personale. La disposizione degli ambienti, prevalentemente al piano terra, è stata pensata per facilitare l'accessibilità e la fruibilità dei locali anche da parte delle persone disabili. Il progetto è stato elaborato dall'ufficio tecnico dell'azienda sanitaria, che investirà per la realizzazione della struttura di accoglienza 710 mila euro.
14 / 06 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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