Carla, cantante
CHI È: Carla Lai, 27 anni, Cantante di bossa nova. È a Rio de Janeiro da un anno e mezzo, sta lavorando a un progetto con alcuni musicisti, intitolato "Nuova bossa di raiz". «In quest´anno che la bossa nova compie 50 anni, si respira nell´aria come un desiderio di rinnovamento. Credo a tal proposito che la bossa nova nella sua radice non abbia bisogno di essere cambiata perché è già bella. Soprattutto per il grande rispetto per suoi pionieri, non solo musicisti ma un´insieme di persone che, alla fine degli anni ´50, hanno creduto e contribuito a diffondere questo movimento culturale in Brasile e nel mondo intero. La bossa nova affonda le sue radici nell´amore, nella bellezza, nella felicità e soprattutto nella nostalgia di tutto questo, la famosa "saudade". È proprio quest´ultimo il punto principale del nostro lavoro.»
IL PASSATO IN DUE RIGHE: A 19 anni parte da Oristano per studiare musica a Milano, dove scopre la musica popolare brasiliana. Tra i libri dell´università, progettava il suo viaggio per studiare bossa nova e samba a Rio de janeiro.
IL FUTURO: Cantare bossa nova e samba-jazz in Brasile e Europa o fare qualsiasi altra cosa che mi soddisfi.
SI DEFINISCE: S pontanea, riservata, attiva.
GLI PIACE: Il caffelatte chiarissimo o bianco e freddo coi pan di stelle. Farmi toccare i capelli, chiacchierare distesi sotto le stelle con gli amici.
NELLO STEREO: Bossa nova, samba, jazz, funk, house, classica.
SUL COMODINO: Un paio di occhiali, un libro, una madonnina di resina bianca, un incenso di artemisia, una sveglia.
UN ANIMALE: Il gabbiano
SPORT: Nuoto, volley e danza
IL LUOGO IDEALE: Tahiti
EUTANASIA O DIRITTO ALLA VITA: A priori diritto alla vita. Davanti a una sofferenza non saprei. Credo che cercare di dare umilmente il meglio di sé giustifichi qualsiasi scelta nella vita.
ESPERIENZA PIÙ BELLA: Assistere al realizzamento di “Nuova bossa di raiz”. «Se l´arte proporziona cose buone, la vita allora non può essere una contraddizione di questo. E all’eterna saudade della felicità sostituiamo la felicità eterna. Non ho mai creduto che l´artista fosse solo un portavoce, un tramite. La prima opera d´arte di un artista dev’essere se stesso. E per fare questo è necessario essere aperti al punto da reinventare l´arte, cercando il senso primordiale che essa ha dentro la vita di un’uomo, essere pronti a reinventare la propria vita in meglio. E sono convinta che da questo trarranno beneficio tutti, protagonisti e spettatori. Questo il modo più coerente di vivere la bossa nova. Possiamo infatti condurre le nostre vite in forma intensa e inebriante, come il nostro caro Vinicius de Moraes, pioniere della bossa nova che scrisse: “È meglio vivere che essere felici”. Concordo con chi corresse la frase: “È meglio vivere ed essere felici”. Il movimento "Nuova bossa de raiz" cerca di reeinventare il lato buono della vita.
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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