Biodisel: perché fa male alla natura
Biodisel: un nome accattivante, che all’apparenza richiama consensi di ambientalisti e amanti della natura in genere. Perché alternativo al petrolio, e quindi pulito, buono, e soprattutto, indipendente dalle multinazionali dell’oro nero.
Peccato che una delle materie prima del biodisel sia il legno e se le macchine saranno alimentate dal biodisel – fa sapere Salva le Foreste, osservatorio indipendente sulle foreste primarie- gli habitat naturali saranno cancellati, in favore di piantagioni di alberi a rapida crescita.
La materia si estrae anche usando uno scarto della produzione della carta (chiamato black liquor): ma se il biodisel sarà non una semplice energia alternativa, bensì un vero sostituto, gli scarti non basteranno più.
E non si tratta di un futuro troppo lontano. Il consorzio sardo cereali, nell'ambito del programma nazionale probio sta realizzando nel comune di Santa Giusta un progetto che prevede la costruzione di uno stabilimento per la produzione e vendita di biodiesel da olio vegetale. Si tratterà di uno stabilimento di 1.600 mq all'interno del quale si svolgeranno le varie fasi: conferimento, spremitura, esterificazione.
Basti pensare inoltre che un consorzio di Toyota, Mitsubishi, la Toray, Nippon Oil e Sapporo ha in programma la produzione, entro il 2014, di 1,6 milioni di barili di bioetanolo, prodotto con gli scarti di lavorazione del legno.
Anche la Volvo ha già pronti i modelli di camion alimentati a Di-Metil-Etere (Bio-Dme) un progetto finanziato dall'Unione Europea con ben 8 milioni di Euro.
23 / 11 / 2009
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Il Di-Metil-Etere, un gas che si trasforma in liquido a una pressione di cinque bar, si ricava, appunto, dal black liquor, un sottoprodotto del processo di trasformazione del legno in cellulosa, e offre la stessa efficienza del gasolio.
I produttori assicurano che comporti una riduzione del 95% delle emissioni di anidride carbonica, ma probabilmente non conteggiano il costo carbonico delle foreste abbattute.
Il Di-Metil-Etere sarà prodotto dalla svedese Chemrec, distribuito dalla compagnia petrolifera svedese Preem Petroleum e testato su 14 camion Volvo FH, nelle aree di Stoccolma, Göteborg, Jönköping e Piteå.
I tre anni di sperimentazione in Svezia (dal 2010) serviranno a testare un sistema completo di rifornimenti, per lanciare l'espansione del Di-Metil-Etere in tutta l'Europa.
Secondo l'Unione Europea, questo combustibile potrebbe coprire entro il 2030 più del 50% dell'attuale fabbisogno dei trasporti su strada.
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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