Biodisel: perché fa male alla natura
Biodisel: un nome accattivante, che all’apparenza richiama consensi di ambientalisti e amanti della natura in genere. Perché alternativo al petrolio, e quindi pulito, buono, e soprattutto, indipendente dalle multinazionali dell’oro nero.
Peccato che una delle materie prima del biodisel sia il legno e se le macchine saranno alimentate dal biodisel – fa sapere Salva le Foreste, osservatorio indipendente sulle foreste primarie- gli habitat naturali saranno cancellati, in favore di piantagioni di alberi a rapida crescita.
La materia si estrae anche usando uno scarto della produzione della carta (chiamato black liquor): ma se il biodisel sarà non una semplice energia alternativa, bensì un vero sostituto, gli scarti non basteranno più.
E non si tratta di un futuro troppo lontano. Il consorzio sardo cereali, nell'ambito del programma nazionale probio sta realizzando nel comune di Santa Giusta un progetto che prevede la costruzione di uno stabilimento per la produzione e vendita di biodiesel da olio vegetale. Si tratterà di uno stabilimento di 1.600 mq all'interno del quale si svolgeranno le varie fasi: conferimento, spremitura, esterificazione.
Basti pensare inoltre che un consorzio di Toyota, Mitsubishi, la Toray, Nippon Oil e Sapporo ha in programma la produzione, entro il 2014, di 1,6 milioni di barili di bioetanolo, prodotto con gli scarti di lavorazione del legno.
Anche la Volvo ha già pronti i modelli di camion alimentati a Di-Metil-Etere (Bio-Dme) un progetto finanziato dall'Unione Europea con ben 8 milioni di Euro.
23 / 11 / 2009
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