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Automi del XXI secolo - realtà virtuale


La mattina mi alzo preparo la colazione e accendo la tv per conoscere le previsioni meteo, potrei farlo alzando la serranda e aprendo la finestra verificando se il cielo è libero da nuvole o da quale parte le piante vengono piegate dal vento. Invece no. Mi affido all’esperto metereologo che nel caso di forti temporali o caldo torrido mi mette in allarme onde garantire la mia salute. Il tg è breve mi informa dei fatti della mattina o fornisce approfondimenti su fatti avvenuti il giorno prima. In anteprima le pagine di alcuni giornali nazionali già obsolete. Mi preparo per la mia giornata lavorativa, esco di casa accendo la macchina e controllo che ci sia la benzina, la tv ha annunciato per la settimana lo sciopero dei benzinai, potrei rimanere senza. Chi, come me, ha ascoltato la tv, è già lì per fare benzina: trovo una lunga coda. Il benzinaio mi riferisce che l’allarme generato dai media è falso.
Durante il viaggio accendo l’autoradio, uno speaker tratta un argomento quotidiano e comunica con i telespettatori che dicono la loro via mail, sms o cellulare. Ogni 30 minuti la radio trasmette un gr, in 60 secondi le news dal mondo e dall’Italia, in più tanti spot pubblicitari.
Arrivo a lavoro. La presenza è importante, io lavoro al telefono e il regolamento aziendale prevede giacca e cravatta, i miei clienti al telfono mi immaginano così. Devo sbrigarmi ho da timbrare il cartellino. Accendo il pc inserisco la password di accesso e lancio il programma di ricezione e invio mail. Eseguo un monitoraggio delle mail, controllo i mittenti e a ciascuno rispondo cercando di essere cordiale e immediato nella risoluzione dei problemi, “Sardinian comunications , sono Franciscu in cosa posso esserle utile”...non devo perdere tempo. Alla prima pausa prendo un caffè alla macchinetta con un collega faccio due chiacchere su un problema presentatosi con i clienti in mattinata.
Riprendo il mio posto al desk, ricevo le telefonate dei clienti (customers) massima disposizione a risolvere i problemi delle apparecchiature che la mia società produce, problemi che ritardano l’operatività del cliente.
Fine della mattinata: ora di pausa. Mi mangio un panino alla postazione pc dove posso sbrigare i miei affari personali: aggiornarmi online sugli ultimi avvenimenti quotidiani, controllare la mail personale, pulirla dalla spam e rispondere ad amici lontani e non...mi connetto alle chat in cui divago con gli utenti online su come sta andando la giornata lavorativa. Dopo l’ora di pausa riprendo il lavoro in attesa che passino le ore finali e possa tornare a casa. Prima di spegnere il pc mi ricontrollo online tutti gli avvenimenti, devo essere sempre aggiornato su quello che sta accadendo nel mondo, se no di cosa parlo con i miei amici.
Torno a casa, mi cambio gli abiti della giornata, mi sdraio e accendo la tv, ho bisogno di smaltire lo stress assimilato. Mi annoio sui diversi canali e quando va in onda la pubblicità inizio a fare zapping in loop fino a quando non trovo un altro programma interessante. Cerco un tg che mi informi sugli ultimi avvenimenti della giornata, ogni tanto mi guardo il televideo non si sa mai che sia più aggiornato della tv. Alle otto inizio a prepararmi la cena in attesa delle nove quando andrà in onda il programma in prima serata.
Ricevo una telefonata: “Sardinian comunications, sono Franciscu in cosa posso esserle utile”, dall’altra parte: “sono tua mamma, oggi è il mio compleanno...scaresciu???”
La mia mente è sintonizzata sul mondo virtuale, di quello reale sta perdendo il segnale.
Finisce il programma, mi butto a letto il mio cervello in automatico pensa ai problemi di lavoro della giornata e a quelli che gli aspettano l’indomani.
Buonanotte.
Firmato username: Franciscu
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25 / 11 / 2010



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Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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