Antonio Gramsci a Ghilarza: "La Russia di mio nonno"
Entrare nel mondo e nella società della Russia degli anni venti, ma anche scoprire le vicende della famiglia Schucht, che nel paese della rivoluzione bolscevica si era rifugiata per scampare alle persecuzioni dei regimi fascisti.
Questi i due motivi principali per cui addentrarsi nelle pagine del libro “La Russia di mio nonno”, presentato nei giorni scorsi a Ghilarza, dallo stesso scrittore, Antonio Gramsci junior.
Lui, che il nonno non l’ha conosciuto, ha imparato comunque, leggendo le sue opere, “che non bisogna restare indifferenti a quello che ci circonda. Ognuno, partendo dalla propria esperienza quotidiana, deve impegnarsi per cambiare il contesto in cui vive e renderlo migliore. – E ancora - Da quando ho riscoperto la figura di mio nonno, sento un dovere verso l’umanità: il dovere di impegnarmi, di non restare indifferente”.
La Torre Aragonese lo spazio che ha ospitato la serata, organizzata dalla Casa Museo Gramsci, dal Comune e altri istituti, all’insegna della cultura, dei ricordi, della storia, ma anche della musica:
Il nipote del filosofo e politico sardo si è infatti esibito in una performance sonora insieme a Franco Fois e Giorgio Baratta.
Strumenti a corda, fiato e percussione per Grasmci junior, liuto per Fois e voce per Baratta.
11 / 11 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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