Anna Brotzu
Attrice e speaker radiofonica, nata a Cagliari nel 1968, ha studiato recitazione con Mario Faticoni, Maurizio Saiu, Maria Consagra, Alfonso Santagata, Loredana Lanciano, Antonio Catalano, Rena Mirecka, Claudio Morganti, Gary Brackett, gli Actores Alidos, Danio Manfredini, Marco Gagliardo, Francesco Origo. Ha collaborato con Giovanni Coda (Il Lampadario e What God wants), Katzenmacher (Terra Sventrata), il Teatro Stabile della Sardegna (L’esilio dei re), la Cooperativa Sirio (Pilade), la Cooperativa Olata (Prognosi, Gratzia Celesti e Antologica), S’Arza Teatro (Veglie Notturne e Don Chisciotte della Mancia), Domus de Janas (Col corpo capisco) e le compagnie La Pietra Pomice (Colonia Estiva, Liberamente in bianco) e Lucido Sottile (Servizio Completo) e Andrea Congia per i reading musicali ispirati a Memoria del Vuoto di Marcello Fois e Diavoli di Nuraiò di Flavio Soriga.
17 / 01 / 2008
Commenti e opinioni
Scrivi
il tuo commento sulla pagina
'Anna Brotzu '
Contatti
Per contattare la redazione del sito Ondeculturali scrivere all'indirizzo email silviadorascenzi@yahoo.it
Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema
Segnala un sito/link di approfondimento
|
|
|
|
|

Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
|
Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
|
|
|

|