L’arte, come ricerca della verità attraverso il colore e il segno. Il quadro, come finestra sul mondo, per abbracciarne una prospettiva che a prima vista sembrava sfuggire.
Se bello e vero coincidono, come per il filosofo Platone, la ricerca, nei quadri di Jole Serreli, è compiuta e definita, ma allo stesso tempo apre nuovi spiragli e produce nuovi stimoli per andare oltre il quadro e continuare quella ricerca infinita cui è destinato l’uomo e che non avrà mai fine.
L’ossessione di vivere, la solitudine, la risoluzione del finito nell’infinito, il perdersi dell’uomo nell’universo, la difficoltà della comunicazione: i problemi che da millenni ci attanagliano, solo nell’arte possono trovare una soluzione.
I quadri di Jole sono “Alle soglie dell’Eros”, per quelle linee così sinuose che evocano la dimensione soffice e impalpabile della sensualità.
Nata a Roma nel 1975, torna in seguito in Sardegna, la terra dei suoi genitori. Il suo primo maestro è il pittore Angelo Fodde, che inizia a condurla nel cammino verso la tela. È l’incontro con l’artista Salvatore Spanu quello decisivo per allestire la prima personale nel 1999. Durante un corso nelle Marche conosce lo scultore Cesare Cancellieri, che riconosce le suo doti e la incoraggia a continuare. Oggi vive a Terralba, dove ha stretto amicizia con gli altri pittori locali con i quali organizza eventi culturali per la promozione dell’arte nel territorio.
Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
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