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Alle materne di Cabras si studia la storia dei nostri antenati


Ripercorrere il cammino che conduce alla nostra identità e ricostruire la storia dei nostri antenati già nella prima infanzia. Non è un’utopia, ma un sogno che diventa realtà nelle scuole materne di Cabras, grazie all’iniziativa della pedagogista Graziella Pinna che da 15 anni segue i corsi sperimentali sul tema della storia, la nostra storia. Quest’anno il progetto, interamente finanziato dall’amministrazione comunale, si è concentrato sulle statue dei giganti di Monti Prama risalenti al III millennio avanti Cristo. Ai bambini è stata raccontata la loro origine e le vicende della popolazione che, presumibilmente, diede vita a tali opere. Ciascuno poi ha raffigurato scene di vita quotidiane, prodotte dall’unione di storia e immaginazione. I lavori sono stati raccolti in un libro che è stato presentato e donato, insieme a un cd, a tutti i genitori. Lo spunto per questo progetto è nato dalla forte volontà di riportare le statue nel Sinis, là dove furono ritrovate nel 1974. Graziella Pinna infatti fa parte del comitato promosso dal sindaco Efisio Trincas, comitato che ha già avviato la raccolta di firme per una petizione popolare che chiederà a gran voce il rientro delle Statue nel Sinis. 30 settembre 2007


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Dietro il sipario

Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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