2° Salone orientamento: inseguite i vostri sogni
Il lavoro e il posto fisso: un obbiettivo possibile per alcuni, un privilegio per altri, e infine un’utopia per molti.
La preoccupazione principale delle nuove generazioni è: cosa fare dopo la scuola.
Il secondo salone dell’orientamento, organizzato da Confindustria a Oristano, puntava proprio a dare alcune dritte ai giovani spaesati e confusi che subiscono sulla propria pelle la congiuntura economica sfavorevole, e insieme vivono la trasformazione rapida e incalzante della società e del mondo del lavoro.
Tre giorni, dunque, per informarsi e ragionare sul proprio futuro, come recita la locandina, con convegni, workshop e soprattutto incontri diretti con chi, nel mondo del lavoro, ci naviga da tempo, e può raccontare anche come si torna a galla dopo che la nave è colata a picco negli abissi.
Alcuni imprenditori ad esempio, questa mattina, nell’aula consiliare del comune, hanno dato consigli e suggerimenti su come affrontare un colloquio di selezione con le imprese del territorio, oppure hanno indicato cosa è meglio non scrivere in un curriculum per essere credibili sul mercato.
Ma non hanno esitato a mettersi in gioco, raccontando le proprie vicende personali, i momenti di declino della loro attività e il modo in cui sono riusciti a non affondare del tutto.
Non tutti gli industriali – ha spiegato Andrea Pili, dell’associazione industriale di Cagliari - sono figli di papà che gestiscono aziende che fanno miliardi da 150 anni. Prima era così, ma le cose stanno cambiando. Oggi il 30 per cento dei giovani imprenditori sono di prima generazione.
Inoltre in Italia - ha proseguito Fabrizio Bonali, consulente aziendale di Confindustria – il 98 per cento delle imprese hanno meno di 15 dipendenti.
L’invito dunque, è quello di inseguire i propri sogni, le proprie idee e avere coraggio: certo, la Banca non è la Caritas- ha ironizzato – ma se si hanno i numeri e un business plan preciso, ci sono le leggi e i finanziamenti che consentono di avviare un’attività.
Perché è molto più importante saper fare – ha concluso Danilo Sechi, dell’agenzia marittima di Oristano – che avere 5 master sulla carta.
14 / 11 / 2009
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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